Il territorio

la bassa novarese

bassa novarese

Un viaggio nello spazio e nel tempo attraverso secoli di tradizione e di storia.

Razza77 rinasce oggi nel territorio della Bassa Novarese, un piccolo lembo di terra a cavallo fra Piemonte e Lombardia da secoli dedito alla risicoltura. Proprio questo territorio vide il Razza77 imporsi per decenni - dagli anni ‘50 agli anni ‘70 - sulle tavole dei contadini al pranzo della domenica e nei mercati di Novara.

Oggi vogliamo riportare il Razza77 su quelle stesse tavole come ambasciatore del territorio risicolo della Bassa Novarese, per sensibilizzare un pubblico più ampio verso le bellezze di un paesaggio plasmato per secoli dalla mano dell’uomo e in cui il mutare delle stagioni è misurato dal delicato equilibrio della risaia fra acqua, terra e cielo.

bassa novareseI territori comunali dove nasce il riso Razza77

Tornaco - Vespolate - Garbagna Novarese

Non ci limitiamo esclusivamente alla coltivazione e trasformazione del riso, ma siamo protagonisti attivi della promozione del territorio e della cultura contadina locale. L’identità di Razza77 fonda le sue radici nella tradizione risicola della Bassa Novarese, da valorizzare e proteggere. Siamo convinti che le nostre origini rappresentino un valore importante su cui costruire il nostro futuro.   

Bassa novarese, terra di risaia

Così raccontava il novarese Oreste Bordiga nella sua opera Del riso e della sua coltivazione, citando un documento del 1498: “Una prova dell’estendersi della coltivazione del riso in Italia dopo il 1450 l’abbiamo nel fatto che, dopo quest’epoca, nel Novarese e nella Lombardia si diè mano allo scavo di canali importantissimi, (fra cui la Mora nel 1480), che fino all’apertura del canale Cavour costituirono la base principale del sistema d’irrigazione delle suddette regioni. Dippiù rimontano a questi tempi le prime disposizioni legislative rispetto al riso e fra esse ve ne è una appunto del 1498 emanata dal Duca Lodovico il Moro, che parla degli operai attendenti alla pilatura del riso nel Novarese”. 

Nel 1720 l’area a sud di Novara, identificata con la squadra di Vespolate - terza e quarta squadra “de sotto” al tempo di Carlo V (1500-1558), comprendente i territori di Garbagna-Nibbiola-Vespolate-Borgolavezzaro-Terdobbiate-Tornaco - risultava tra le più vocate alla risicoltura con una resa netta disponibile di 870 kg per ettaro.

razza77 cartolina ente risi tornaco anni40

I risicoltori della zona ben presto incrementarono le risaie tanto che da una superficie coltivata di 850 ettari nel 1723 (il 7,7% del territorio) si passò a 4060 ettari (il 36,9% del territorio) nel 1826. La produzione di riso per ettaro aumentò costantemente nel tempo, indicando un costante miglioramento delle tecniche agricole.

La scarsità d’acqua dovuta all’incremento della superficie fu definitivamente scongiurata con la realizzazione del canale Cavour (1863-1866) e Quintino Sella (1870-1874). L’aumento di produttività fu conseguito selezionando le sementi ottenendo razze di riso più produttive e resistenti. Una “rivoluzione biologica” operata da fittabili e contadini poco istruiti e senza l’aiuto di alcuna “cattedra di agricoltura”. (La bassa novarese, CCIAA – Novara, 1981).

Nel 1723 a Tornaco la risaia copriva 183 ettari (il 14% del territorio). Negli anni 2000 l’ammontare del territorio comunale coltivato a riso è salito a 1055 ettari (l’81% del territorio).

Questo territorio ha continuato negli anni il suo legame con la risicoltura, che ne ha plasmato la fisionomia, raccontando una storia tramandata da una cultura immateriale e materiale. In molte cascine esistevano infatti macchine per la lavorazione del riso; in una, la Cascina Caccia di Borgolavezzaro è ancora ben conservata una grolla semplice dell’800 con tutti gli ingranaggi per azionarla. Nella stessa cascina è stato conservato un grande dormitorio delle mondine con infermeria e cappella.

tradizione

Per anni a Vespolate hanno operato industrie risiere che hanno fatto del Razza 77 un loro vanto; una di queste sopravvive a Novara con il nome di riseria di Vespolate.Tornaco la lavorazione avveniva nella riseria Callerio e a Terdobbiate nella riseria Colombo.

La cultura del riso novarese è stata tramandata attraverso una letteratura che ha conosciuto molti e importanti scrittori: Biroli (“Del riso” – 1810); Giovanetti (“Le risaie novaresi” – 1828); Oreste Bordiga (“Del riso e della sua coltivazione” – 1880);  Maria Antonietta Torriani con lo pseudonimo di Marchesa Colombi (”In risaia” - 1890); Massara (“Tipi e costumi della campagna novarese” – 1915) e Dante Graziosi ( “Una topolino color amaranto” - ”La terra degli aironi” -  “Nando dell’Andromeda. 

La cultura del riso ha suggerito l'apertura all’interno del Museo Etnografico di Tornaco, inaugurato il 10 settembre del 2005, una sezione dedicata all’esperienza del riso e l'allestimento di un'intera terrazza con vetrate, denominata belvedere del riso. La reintroduzione del Razza77 ha avuto la primogenitura nell’ambito del Museo che ha come obiettivo la raccolta di documentazione del glorioso passato della varietà.

Degna conclusione di queste considerazioni sembrano essere le parole dello storico Angelo Stoppa: ”Ancor oggi, nonostante l’accentuata e pressante aggressione dell’industria, il mondo della Bassa s’incarna nella risaia. In quella coltura del riso che da sempre è alimento principe di gran parte dell’umanità. Fatto di ingredienti del tutto naturali ed estremamente semplici il gustoso piatto di risotto riflette appieno l’immenso, caldo amore verso la terra. Ad essere precisi noi della Bassa novarese tale piatto più che di risotto è di paniscia”.

Come testimone di un passato glorioso, Razza77 vuole incarnare questa memoria storica in qualità di alfiere di un territorio e della sua tradizione ormai indissolubilmente legata al riso.

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