Il separatore Paddy e la sbiancatrice Amburgo, sfruttano tecnologie tradizionali e moderne e rappresentano una garanzia di qualità. Tutti i processi effettuati all’interno della nuova riseria Rizzotti sono fondamentali per produrre un riso di prima qualità, originale, integro e con un colore perfetto.

AMBURGO (macchina del 1924)

201804 sbiancatrice amburgoLa sbiancatrice “Amburgo” rappresenta forse l’applicazione più rilevante, nel mondo della risicoltura, della pietra artificiale nota come cemento magnesiaco Dressen composta perlopiù da smeriglio e inventata in Germania sul finire del XIX secolo. Le prime macchine “Amburgo” furono installate in Italia già nel 1899 e da quella data la tecnologia della sbiancatrice fu costantemente perfezionata.

La parte operativa della macchina è costituita da un tronco di cono rotante in ghisa con la base più ampia rivolta verso l’alto e da un secondo cono a forma di gabbia metallica e statico a circondare quello rotante interno. Completa infine lo strumento una parete esterna metallica che chiude ermeticamente tutto l’apparato e il cui scopo è di contenere le farine prodotte dalla raffinazione.

Nelle Amburgo quindi, il riso decorticato, lasciato scendere dall’alto in posizione centrale ad una velocità controllata sul cono interno rotante, è poi spinto verso la periferia per effetto della rotazione e della gravità. I chicchi di riso, premuti dalla gabbia esterna verso il tronco di cono rotante ricoperto di pietra Dressen, sono quindi privati per attrito del primo strato più esterno.

Questa procedura sfrutta dunque l’attrito fra i chicci di riso e la pietra di smeriglio e per questo genera un aumento della temperatura all’interno della macchina e, di conseguenza, nel riso inducendo una ulteriore perdita di umidità. Terminata la prima operazione di abrasione, la raffinazione prosegue con una seconda Amburgo tramite la quale si asportano ulteriori strati esterni del chicco e così via fino a 3 o 4 Amburgo finchè il riso non raggiunge il gradi di lavorazione desiderato.

In tutto questo processo è fondamentale la conoscenza e l’esperienza del “pilatore” ossia di colui che mette a punto le macchine e ne gestisce le regolazioni per ottenere la migliore resa possibile; si tratta di una antica arte ormai quasi perduta e tenacemente conservata da pochi irriducibili appassionati. L’artigianalità intrinseca di questa lavorazione rende lunga e laboriosa la trasformazione del riso ma conferisce aspetti qualitativi e di resa finale nel piatto ineguagliabili dai moderni processi industriali.

separatore paddy lavorazione riso

PADDY (macchina del 1907)

Il riso decorticato, prima di essere condotto alle sbiancatrici Amburgo, deve essere separato dai grani ancora rimasti coperti dalla parte più esterna (glumelle), e per questo tutto il prodotto è avviato ad una macchina che fin dalla sua invenzione ha preso il nome indo-inglese del risone (riso grezzo non lavorato) ossia separatore “paddy”.

Il paddy consiste in una cassa di legno a parallelepipedo sostenuta da un telaio metallico e a cui è imposto un movimento oscillatorio tramite degli appositi ingranaggi e pulegge. All’interno la cassa contiene una serie di compartimenti separati da opportuni risalti dalla forma di trinagolo equilatero.

Il riso decorticato e il risone sono quindi fatti cadere dall’alto nella cassa e distribuiti nei diversi compartimenti; per via del diverso grado di lavorazione, il riso già decorticato ed il risone hanno un peso differente e , di conseguenza, esercitano un attrito diverso sulla cassa del paddy. In particolare, il riso grezzo che esercita un attrito maggiore tende a risalire grazie al movimento oscillatorio della cassa, mentre quello già decorticato tende a scendere perchè esercita un attrito inferiore.

In questo modo è operata la selezione e separazione fra risone, che viene avviato al “bramino” per  essere privato della lolla, e il riso decorticato che viene invece avviato alle sbiancatrici Amburgo.


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